Eddie Van Halen è considerato uno dei più talentuosi guitar shredder della storia del rock: è conosciuto per aver approfondito la tecnica del “tapping” nella musica rock, ma anche per essere il cofondatore di uno dei gruppi più rappresentativi dell’hard rock statunitense di fine anni settanta, poi diventato riferimento di molte band protagoniste nell’esplosione dello street/heavy di fine anni ottanta: i Van Halen.

L’album della band che, assieme al “vulcanico” omonimo esordio, ha suscitato più interesse da parte della critica e del pubblico è MCMLXXXIV, più semplicemente conosciuto come “1984”.

1984 è l’ultima prova in studio della prima formazione con David Lee Roth, classico animale da palco, cantante che nei Van Halen è sempre stato all’altezza del sound graffiante ed esplosivo proposto dai fratelli Eddie ed Alex Van Halen e da Micheal Anthony.

Il disco si presenta con una bellissima copertina realizzata da Margo Zafer Nahas: un angelo biondo dal ciuffo ribelle, con sguardo aggressivo e sigaretta alla mano, un bimbo (dallo sguardo magnetico) bello e dannato che rimane sospeso tra il divino e il trasgressivo: la copertina si troverà ad affrontare i problemi della censura statunitense per il suo messaggio dal sapore satanico.

Il sesto lavoro dei Van Halen inizia proprio con la titletrack, un intro con il sinth dello stesso Eddie che sembra riscaldare i motori per introdurre Jump, secondo pezzo, brano tra i più famosi della band. Stranamente il pezzo, che comunque è articolato a dovere da Eddie, grazie anche al suo riff di sinth, diventa un classico, sebbene lontano dallo stile chitarristico del gruppo dei primi album. Il brano è un successo commerciale, nonostante le atmosfere e le melodie che strizzano l’occhio al sound più popolar del periodo; esso rimane comunque agganciato all’estro compositivo del chitarrista di origini olandesi, che nel solo, si firma con una delle sue migliori interpretazioni.

Panama ripropone lo stile classico del gruppo e viene proposto anche come singolo: si affiancherà alle stesse sorti commerciali di Jump, non aggiungendo altro al tenore dell’album, ma mantenendone la carica iniziale.

Top Jimmy lascia spazio alla voglia di sperimentare: brano breve e coinciso, ma altamente pirotecnico. Eddie si lascia trasportare, racchiudendo in tre minuti una grande lezione di tecnica. È un pezzo molto bello ma non determinante per l’album, quasi un ponte alla successiva Drop dead legs.

Drop dead legs è probabilmente tra i migliori pezzi dell’album. Il suo riff, miscelato ad una ritmica incalzante, non passa inosservato e rimane impresso per la sua melodia; ottima l’interpretazione di Diamond Dave su un brano che probabilmente rappresenta perfettamente il rock n’ roll heavy, made in USA di metà anni ottanta, ben diverso dal filone AOR classico del periodo.

Hot for Teacher è l’altro pezzo forte dell’album: la band suona al massimo e Eddie libera note fulminanti da vero guitar hero. Il brano funziona bene anche come singolo, riscuotendo un buon successo commerciale e confermando il momento top del gruppo. È la conferma che i Van Halen piacciono e lavorano un buon rock.

Siamo alla settima traccia e i quattro californiani rallentano il ritmo con I’ll Wait, la ballata dell’album; il pezzo risente molto di atmosfere leggere, è dominato dai sintetizzatori e lascia spazio alle sonorità popolari del periodo. Il brano viene proposto come singolo ed ottiene ottimi risultati in campo radiofonico; nonostante la netta distanza stilistica rispetto gli altri pezzi dell’album, I’ll wait si incastra però bene nell’album, è la quiete prima del finale.

Con Girl Gone Bad si torna ad alti livelli e a ritmi più sostenuti. Il pezzo ricorda vagamente The song remains the same, celebre pezzo dei Led Zeppelin, e diventa lo spazio dedicato agli ultimi colpi di grande esecuzione chitarristica di un Eddie Van Halen che in questo album tra lavoro alle tastiere e alle sei corde, non si è assolutamente risparmiato.

House of pain chiude il disco senza lasciare un segno profondo ed è giustamente collocato alla fine di un viaggio sonoro potente, costante e senza passi falsi, quasi a sancirne i titoli di coda: insomma questo è un disco che obiettivamente difficilmente potrebbe annoiare.

Nel complesso 1984 è un disco ottimamente assemblato, mai banale, sostenuto ed innovativo per percorso della band. Commercialmente ha contribuito ad aumentare la fama del quartetto californiano e può essere considerato il vertice discografico della formazione che avrebbe subito poi l’abbandono (per quasi trent’anni) di David Lee Roth alle prese con la sua carriera solista.

1984 piace agli estimatori dell’heavy metal, a quelli che ammirano i guitar hero, categoria della quale Eddie Van Halen fa parte, piace anche a chi non piace il rock duro con ritmi eccessivamente pesanti e veloci; sebbene nel complesso è un disco dalle sfumature melodiche, percorre un sentiero, che per chi non ha l’orecchio giusto, rimane abbastanza impervio.

Questo comunque è un disco di una band e non di un virtuoso della chitarra: sebbene i pezzi siano pensati in un ottica chitarristica, il lavoro della band, sia della sezione ritmica, sia della voce solista, è eccezionale. Sammy Hagar, nonostante il suo passato con i Montrose, faticherà ad affermarsi come successore del buon David, e sebbene il successivo 5150, avrà un successo commerciale maggiore rispetto a 1984, il suo stile molto adult oriented, con diverse ballate da classifica, non riuscirà a ripetere il successo “qualitativo” del suo predecessore.

Questo MCMLXXXIV rimane il vertice della carriera dei Van Halen sopratutto come band di svolta per l’heavy rock degli anni ottanta. Riguardo Edward Van Halen, il talento chitarristico non si discute, ancora oggi è ritenuto un maestro, un eroe ed un punto di riferimento forte dello strumento simbolo del rock e del tapping …

  1. 1984 (strumentale) – 1:09 🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  2. Jump – 4:04 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  3. Panama – 3:32 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  4. Top Jimmy – 3:01 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  5. Drop Dead Legs – 4:15 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  6. Hot for Teacher – 4:44 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  7. I’ll Wait – 4:45 🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  8. Girl Gone Bad – 4:36 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  9. House of Pain – 3:20 🤘🏼🤘🏼🤘🏼