Signore e signori … i Rolling Stones!

Beggars Banquet è uno tra i lavori più riusciti della band di Jagger/ Richards: non passa inosservata neanche la copertina, sporca, vissuta ed intrigante, messaggio visivo forte (tra l’altro anche censurata) che racchiude un lavoro rock strepitoso: rock, country, folk ed una miscela sonora senza tanti fronzoli suonata in totale libertà.

Il gruppo inglese, abbandona definitivamente con questo disco, lo stile che lo aveva accompagnato nei lavori degli esordi, e dopo una rapida esplorazione di territori psichedelici con Their Satanic Majesties Request, va alla ricerca di qualcosa di nuovo: con questo disco comincia a delinearsi il sound che poi li consacrerà definitivamente nell’Olimpo rock e li distinguerà negli anni futuri.

Questo é l’ultimo lavoro di Brian Jones; il suo contributo è minimo, ottima la slide guitar su No Expectations, poi a sprazzi con l’armonica, il sitar e i tamburi su altre tracce, ma nulla di più di un contributo intermittente, più un session man che un membro ufficiale del gruppo; ormai i problemi legati agli eccessi di droga ed alcol, lo avevano portato ad essere considerato elemento poco affidabile dagli stessi compagni e lasciato quasi in disparte, ricoprendo ruoli marginali.

Il disco si apre con un pezzo tra i più belli della storia del rock: Sympathy for the devil è grandiosa, un testo di grande impatto, con un grande ritmo, molto sudamericano, nel quale si innesta il piano di un maestoso Nicky Hopkins e gli assoli taglienti di chitarra che esaltano un brano già di per se unico.

Con No Expectations, il ritmo rallenta e l’atmosfera festosa e diabolica dei primi sei minuti dell’album, lascia spazio ad una ballata intima e raccolta, che come già detto, vede un Brian Jones ricamare con la sua slide guitar l’incedere country-folk del brano. È questo un pezzo fondamentale dell’album, espressione delle intenzioni della band, che si lascia così alle spalle, il ruolo di gruppo antagonista, sporco e grezzo, dei Beatles: ora gli Stones sono pronti a prendere la loro strada.

Dear Doctor e Parachute Woman giocano tra il country e il blues più diretto e graffiante. Questi due pezzi vedono Richards adoperarsi a quattro mani nelle parti di chitarra, lasciando a Jones il compito di completare le armonie con un buon lavoro sull’armonica. I suoni sono ancora distesi ed i nostri si sentono padroni nell’interpretare questo nuovo percorso sonoro, apparentemente lineare, ma con un gran lavoro nell’esecuzione.

Dopo la lunga e trascinante Jigsaw Puzzle, il disco apre a Street Fighting Man, altro pezzo guida, nonché primo singolo dell’album. Il brano è incalzante, dominato da un grande ritmo e da un efficace riff di chitarra acustica di Richards: Jagger canta “Said my name is called disturbance / I’ll shot and scream, I’ll kill the king, I’ll rail at all his servants” ; si parla dei movimenti studenteschi del sessantotto, contenuti forti che negli Stati Uniti vennero subito etichettati come sovversivi. Il pezzo rimane comunque tra le composizioni più apprezzate della band.

Prodigal Son e Stray Cat Blues, sono due buonissimi blues: il primo è una cover degli anni venti del reverendo Wilkins, il secondo è un blues dalle tinte funkeggianti, sostenuto da un ottimo lavoro di Watts alle pelli. Il testo parla di sesso, si racconta dell’amore di un adulto per una minore, un amore sporco e perverso: “You say you got a friend, that she’s wilder than you”.

Il finale è affidato ad altri due pezzi dal sapore country; con Factory Girl, Jagger omaggia le donne operaie, mentre con Salt of the earth viene raccontata la classe dell’hard working people, la gente che “lavora sodo”: alla voce in quest’ultimo brano c’è Keith Richards che si misura con le sue doti vocali oltre che chitarristiche.

Nel complesso l’album vede una trama precisa nello stile delle composizioni, facendo trasparire un lavoro compatto, studiato e voluto, che nasconde comunque problematiche interne alla band: come Brian Jones…

Il polistrumentista fondatore della band morirà l’anno successivo, lasciando il posto alle chitarre ad un giovane Mick Taylor. È così che si chiuderà una fase della discografia del gruppo, che con il successivo Let it bleed, praticamente un eccellente e riuscitissimo seguito delle tematiche musicali di Beggars Banquet, si orienterà ad un rock blues classico e caldo, colto e forgiato su un background musicale già ampio e completo.

Beggars Banquet é una piccola perla discografica rock, è un lavoro semplice e volutamente grezzo nel suo scorrere, accorto nelle sonorità, sudato e curato al punto giusto; raccoglie alcuni tra i pezzi fondamentali della carriera degli Stones e dal punto di vista della scrittura dei testi, dimostra la grande capacità di composizione della band che alterna tematiche e liriche tipicamente rock ad altre più impegnate socialmente.

I Rolling Stones grazie a questo disco, che segna una svolta stilistica importante per la loro musica, confermano una classe che non può mancare a chi vuol diventare riferimento fondamentale nella storia del rock: una classe ed un’energia musicale che non subirà facilmente il trascorrere del tempo.

  1. Sympathy for the Devil – 6:18 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  2. No Expectations – 3:56 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  3. Dear Doctor – 3:21 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  4. Parachute Woman – 2:20 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  5. Jigsaw Puzzle – 6:05🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  6. Street Fighting Man – 3:15 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  7. Prodigal Son – 2:51 (Robert Wilkins) 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  8. Stray Cat Blues – 4:37 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  9. Factory Girl – 2:08 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼
  10. Salt of the Earth – 4:47 🤘🏼🤘🏼🤘🏼🤘🏼